Intervista a Edoardo Procacci

Intervista a Edoardo Procacci

Liceo Sportivo SDC

1) Buongiorno Edoardo, parlaci del progetto didattico alla base della Scuola dei Campioni

Ogni componente dello staff ha un suo sogno e una sua motivazione profonda per cui crede nella scuola e nei giovani, e ognuno di noi grazie a questa sua visione unica e irripetibile contribuisce ad arricchire SDC. Oggi vi esporrò la mia in modo sintetico.
Qualche anno fa mi sono stufato di una classe dirigente e una mentalità diffusamente incancrenita nell’odio e nella venerazione del Dio Denaro.
Ho ragionato spesso su come l’umanità potesse uscire da questo loop e ho raggiunto la conclusione che nessuna rivoluzione violenta avrebbe potuto innescare un processo virtuoso e dei cambiamenti sensibili a lungo termine.
Per me lavorare per migliorare la scuola prima in Italia e poi in tutto il mondo significa con fatica avviare una Rivoluzione Educata. Mi spiego meglio: mi riferisco a una rivoluzione generazionale che lavori per i giovani, per sviluppare in loro la consapevolezza e la coscienza civile necessarie in futuro per sostituire l’attuale classe dirigente. Se tutti i giovani del pianeta si concentrassero sullo sviluppare appieno la propria intelligenza emotiva, sociale, il proprio senso critico e la capacità di trovare soluzioni innovative ai problemi grazie al pensiero laterale; se tutti si convincessero anche che la vita stessa non è altro che un grande processo di continua crescita ed evoluzione di sé, diventerebbero poi cittadini consapevoli del mondo, in grado di convivere in armonia con tutti gli altri e con la natura che ci circonda; alla fine, per ovvie ragioni anagrafiche, si troverebbero a sostituire chi oggi è al comando e lo farebbero di certo con una visione di maggiore responsabilità.

2) Come pensi che cambierà l’approccio didattico post emergenza COVID-19? Da un punto di vista non solo didattico ma soprattutto di interazione tra studenti e docenti.

Ritengo che molto dipenda dal fatto che si affronti seriamente il tema delle “classi pollaio”. Seppur la motivazione non sia didattica, e mette un po’ tristezza sapere che è stata necessaria una pandemia globale per cominciare a lavorarci per davvero, se verrà ridotto sensibilmente il numero di ragazzi per classe e se l’assunzione degli ultimi mesi di 150 formatori all’interno del MIUR verrà utilizzato per sensibilizzare a tappeto tutti i docenti sul ruolo pedagogico che hanno (e sulla necessità di sviluppare un rapporto umano con ogni singolo discente), allora la scuola non potrà che uscirne arricchita e rinvigorita. Se invece non verranno gestite la componente umana e le paure sociali innescate dal Covid, rischiamo di allontanarci sempre di più dai bisogni educativi reali di questa generazione; la triste consolazione è che difficilmente potremmo peggiorare i nostri risultati rispetto alla media OCSE, perché già ad oggi non paiono decorosi per la nazione che dovrebbe rappresentare la culla della cultura mondiale.

3) Qual è il modello didattico a cui vi aspirate?

Tutta la nostra didattica ruota intorno allo sviluppo armonico di abilità, conoscenze e competenze. Abbiamo preso il meglio della didattica anglosassone sulla trasversalità, della finlandese sulla laboratorialità e dell’italiana sulla verticalità nozionistica, per dare vita a un connubio che, dando un ruolo centrale all’apprendimento per fenomeni, permetta ai ragazzi di allenare le competenze trasversali più richieste dal mercato del lavoro, trasmetta l’importanza del concetto di lifelong learning e affronti le tematiche che riteniamo più opportune per crescere cittadini consapevoli del mondo di domani, perché è lì che vivranno e l’oggi sarà oramai passato.

4) Quale sviluppo pensi , a supporto della didattica, avrà la robotica?

Affrontiamo spesso a scuola il tema della robotica, degli androidi e di un futuro che li vedrà come parte integrante del nostro quotidiano. Ci piacerebbe avere i fondi per dedicare anche qualche laboratorio pratico al tema oltre che concettuale, ma siamo una piccola realtà privata che adotta una retta variabile sulla base del reddito famigliare e avremo bisogno di un aiuto esterno per poterlo realizzare un giorno. Riteniamo sia indispensabile sensibilizzare i ragazzi su questo tema e accompagnarli a un approccio che sia tecnico, ma al contempo soprattutto etico della materia, ragionando sui cambiamenti economici e sociali del celere progredire di questo campo, e sviluppando lo spirito critico necessario per evitare fanatismi che diano alla luce a lungo termine a uno di quei mondi distopici da cui siamo stati redarguiti dalla letteratura e dal cinema dell’ultimo secolo.

5) Cosa consiglieresti alla Ministra dell’Istruzione?

Il pedagogista scozzese Alexander Sutherland Neill sosteneva che “non esistono cattivi allievi, ma solo cattivi insegnanti”. Credo fermamente che il principale limite dell’essere umano sia la sua facilità di giudizio. Se tutti coloro che hanno un impatto sui giovani si esercitassero a non giudicare alcun loro comportamento o atteggiamento, ma semplicemente si sforzassero a considerarlo come effetto di una causa – spesso di un bisogno emotivo o sociale – permetterebbero a sé stessi di guardare ai propri ragazzi come alla loro migliore versione potenziale; anziché vedere dei semi in atto potrebbero concentrarsi sul creare il terreno necessario da dedicare alla crescita di grandi querce secolari in potenza. Onorevole Ministra Azzolina, la scuola cresce esseri umani su questo dovrebbe concentrarsi più che su ogni altra cosa; le materie e i loro programmi ministeriali altro non sono che un veicolo a tale crescita. Nella prossima grande riforma della scuola ridiamo priorità all’essere umano.

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Maria Cristina Protti
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