La cura di sé e la ricerca della bellezza tra “eccesso” e “difetto”

La cura di sé e la ricerca della bellezza tra “eccesso” e “difetto”

Uno dei principi fondamentali della filosofia greca, già con i lontani Sette savi, figure semiavvolte nella leggenda, le cui sentenze sono state tramandate per secoli- e sono giunte fino a noi, talvolta, sotto la forma di proverbi- è la “misura” (mesòtes) , ovvero la capacità di attenersi al giusto mezzo in ogni questione. Tuttavia la “misura” non è così intuitiva, né così facile da definire, soprattutto in un campo come la ricerca della bellezza, che è connaturata alla nostra specie. Platone ha un modo magnifico di spiegare l’innata attrazione per il bello: il mito della biga alata. La nostra anima, prima di incarnarsi e di precipitare nella materia incarnandosi in un corpo, scrive Platone, ha già visto le Idee, le divine essenze, e, tra le Idee, quella della bellezza è la più luminosa, sicché è impossibile non conservarne il ricordo. Dunque la bellezza è un marchio che ci portiamo dietro, perciò la ricerchiamo ovunque, a cominciare da noi stessi.

Ma come si fa a riconoscere quanto di eccessivo c’è in tale ricerca, e nei mezzi che adoperiamo per ottenere il nostro fine? Si potrebbe affermare: il livello dell’impegno e soprattutto quello della sofferenza. L’autoanalisi filosofica serve anche a questo! Se il nostro primo pensiero, allorché entriamo in un nuovo giorno, è di pesarci, come se questo fosse l’unico metro con il quale valutiamo il giorno precedente e, nel caso il responso sia, mettiamo, tre etti in più, la nostra immediata e allarmata risposta sarebbe “devo correre al più presto ai ripari!”; se la nostra è una lotta quotidiana per impadronirci di un metaforico scettro (in classe, a scuola, in ufficio, a una festa, per strada); se l’avvertire che lo scettro si allontana ci fa soffrire; se, infine, il tempo che impieghiamo per migliorare il nostro aspetto fisico supera- magari di gran lunga- quello che dedichiamo alla cura della nostra personalità, forse un confine è stato già superato, ed è la “misura”, più che lo scettro, ad allontanarsi.

simonetta
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