COME NASCE LA PASSIONE PER LA MUSICA ROCK?

COME NASCE LA PASSIONE PER LA MUSICA ROCK?

Correvano gli anni…

 

Fin da bambino sono sempre stato attratto dalla musica. C’era  la televisione con il Festival di Sanremo e Canzonissima, i due programmi cult dell’epoca.

Allora si parlava di cantanti rigorosamente italiani, ma con il tempo  il Festival di Sanremo cominciò a proporre  cantanti stranieri e di fatto grandi artisti oltre confine divennero  familiari a tutti. Louis Armstrong ♪ Mi Va Di Cantare (1968) ♫ 

 A quei tempi, per la gente comune come me,  la vera possibilità di essere sempre musicalmente aggiornato  era ascoltare la radio: la potevo ascoltare in camera, quando volevo e soprattutto da solo( la televisione si vedeva con i genitori che sceglievano il programma…..)

Il mio spirito musicofilo si manifestò quando iniziai ad attendere trepidante le ore 13 del venerdì:” Lelio Luttazzi presenta… Hit …..Parade!” HIT PARADE LELIO LUTTAZZI – SIGLA. Per per i più giovani (e forse anche per alcuni tra  i loro genitori) spiego che questo programma mandava in onda la rassegna dei 10 dischi più venduti in Italia.

Morandi, Ranieri e ovviamente più tardi Battisti erano sempre ai primi posti, ma entrarono prepotentemente in scena i primi “complessi”, allora si chiamavano così, che si erano specializzati in cover di canzoni straniere.Tra questi c’erano  i Dik Dik Dik Dik – Senza luce , i Camaleonti   I Camaleonti – Applausi e l’Equipe 84 Equipe 84-Io ho in mente te (1966) che con le loro traduzioni crearono delle vere hit in Italia. Correvano gli annI 1966-67-68

In quell’epoca frequentavo le scuole elementari, e, colpito da queste cover che facevano letteralmente impazzire la generazione di mia sorella di 10 anni più grande,  volli scoprire le versioni originali dei pezzi 

Per esempio la versione originale  di “Senza luce” era dei Procol Harum

PROCOL HARUM – A Whiter Shade Of Pale – 

Ovviamente, per un non ancora  ragazzino, la versione inglese era interessante non tanto per la qualità dell’esecuzione, ma per quel fascino irresistibile che la musica straniera aveva su di me.

La mia ricerca continuò incessantemente: mettevo faticosamente da parte i soldi che mi regalavano le zie nelle varie occasioni e andavo nel negozio di dischi per comprare i 45 giri del momento 

Ricordo nel 68 il complesso greco  degli Aphrodite’s Child:  ascoltare Rain and tears  mi faceva sentire grande Aphrodite’s Child ♪ Rain And Tears

La cosa singolare è che io non conoscevo assolutamente l’inglese, ma riuscivo  a cantare (quando ero solo) riproducendo i suoni che “emettevano” i cantanti. Per anni ho considerato la voce come uno strumento musicale, il testo non aveva nessun significato. Questa “deformazione” ha poi condizionato di fatto i miei gusti musicali e  ancora oggi privilegio di gran lunga la musica al testo, senza disconoscere il valore di testi che hanno fatto la storia  e hanno movimentato le coscienze come per esempio Imagine di John Lennon e Blowing in the wind di Bob Dylan. 

Blowing In The Wind (Live On TV, March 1963)

Anni dopo,la svolta. Fu l’assolo  del mitico Ritchie Blackmoore nel pezzo di apertura, Higway Star, ascoltato per caso alla radio, che mi indusse all’acquisto del doppio live Made in Japan dei Deep Purple.

Così  a  15 anni conobbi il mio grande amore: il Rock 

E qui inizia la vera storia di una passione infinita!

Sicuramente per ogni animo Rock è avvenuto un  primo incontro che ha scatenato il sacro fuoco. Ne vogliamo parlare? Per voi a che età? Con quale brano? 


Deep Purple – Made in Japan – Highway Star Un doppio  album, pietra miliare del Rock, che annovera, tra i suoi brani, pezzi entrati nella leggenda…ma di questo vi racconterò la prossima volta……

 

Giulio Venera
Giulio Venera

Key Account di una società che opera a livello nazionale nel settore delle cartolerie. E allora cosa c’entro qui? Musicofilo, appassionato soprattutto della musica Rock. Mi piace scrivere e dibattere un po’ su tutto, con l’umiltà di esprimere opinioni e non giudizi. Ho vissuto la scuola tante volte, direttamente da studente e attraverso l’esperienza di moglie, figli e nipoti: tre generazioni, diversi indirizzi e varie angolazioni. E ho tante storie da raccontare a chi ha voglia di ascoltare.

8 Comments
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    Vincenzo Gasbarro
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    - Giugno 29, 2020

    Grande Giulio, che bella carrellata storico musicale che ha attraversato gli anni del boom con una lente di ingrandimento anche sulle abitudini della società dell’epoca!

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    Claudio Dainese
    Rispondi
    - Giugno 29, 2020

    Essendo coetaneo ho vissuto più o meno lo stesso percorso di avvicinamento alla musica. Seguivo le orme di mio fratello, più vecchio di me di qualche anno, che oltre ad essere “malato” della musica dei Beatles non disdegnava esplorare altri lidi: Canned Heat, Vanilla Fudge, The Nice e altri ancora. Fin da bambino avvertivo una mia più o meno velata freddezza per la musica italiana. Il Festival di Sanremo era purtroppo un appuntamento obbligato al quale era difficile sottrarsi. Per me il Festival ha contribuito ben poco alla crescita della cultura musicale in Italia. Quando i pezzi da novanta della musica italiana erano Nilla Pizzi, Natalino Otto, Bobby Solo, Milva, Iva Zanicchi etc. in Inghilterra echeggiavano le note dei Beatles, degli Stone, degli Who, Pink Floyd etc. etc. Il Festival ha dettato le linee guida per la musica italiana per decenni, senza mai contribuire in modo sensibile alla crescita della stessa. Non per nulla, come confermato dal blog, la stragrande maggioranza dei successi da Hit Parade in lingua italiana erano cover di brani anglo americani. Per questo motivo, soprattutto da quando verso il 1968 Radio Montecarlo era ricevibile anche a Torino, si cominciava ad ascoltare una certa quantità di musica estera, e anche in Italia un giovanissimo Renzo Arbore conduceva “Bandiera gialla” e “Speciale per voi”, programmi in cui si iniziava a discostarsi dai clichè un po stantii di mamma Rai. Comunque non possiamo fare a meno di ricordare che i musicisti italiani di livello sono stati tanti e avessero potuto esprimersi in totale libertà compositiva (anche nella musica bisogna vendere per avere successo, e per avere successo si naviga con la corrente del momento) forse avremmo avuto qualche big del rock degno di menzione.
    Ciò detto il mio incontro col rock classico è stato veramente fortunato. Il mio primo 45 giri (acquistato con i miei risparmi) è stato Hey Joe di Jimi Hendrix e il mio primo LP è stato “Led Zeppelin II°”. Da qui l’amore per il rock è esploso in modo incontrollato e mi ha aperto le porte di un universo musicale che per una quindicina di anni ha palesato una fertilità straordinaria. Non solo il rock classico quindi ma tutta la musica del periodo ha indirizzato le mie preferenze in modo definitivo, con effetto apotropaico sugli influssi sanremesi.

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    Gloria Dainese
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    - Luglio 5, 2020

    Grande Giulio! Con le tue parole ho potuto rivivere il momento esatto in cui un giovane età è nato dentro di me il fuoco d’amore per il rock. Inevitabilmente e per fortuna è un genere che accende gli animi, difficile non tenere il tempo con la testa o con i piedi!
    Avevo 14 anni e ho scoperto gli Aerosmith, li amo da allora, li ho visti in concerto più volte e non li ho più lasciati!
    Che sensazione unica ascoltare una canzone di stampo rock carico di sonorità anni 70, ma anche un po’ glam, cantata da Steven Tyler! Wow!
    Aspetto il prossimo articolo!

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    Zoe
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    - Settembre 9, 2020

    Io non sono nata a quei tempi, ma avrei voluto. Il rock mi ha sempre appassionato e il mio sogno e di di diventare una tastierista di un gruppo rock. Vorrei tanto avere un giradischi, per me vale più di un gioiello. Io non ho mai ascoltato musica italiana a parte Dalla, preferisco le canzoni straniere. Il mio gruppo preferito sono i Nirvana, ma mi piacciono anche i Radiohead, Tom petty, i Dire straits, i Creedence Clear Water Revival, Bruce Springsteen e il mio dio. O meglio, uno dei. Non ricordo come mi è venuta la passione per il rock, ma credo sia abitudine, a 4 anni ballavo gli Ac Dc. A me non interessano molto i testi, certo alcuni li leggo oppure provo a tradurli con quello che ho imparato, ma quello che conto di più per me è il timbro vocale e la musica. Ogni singola nota, ha un significato, ogni canzone è un emozione diversa. La musica apre un mondo nuovo, senza confini. Già è proprio così… La musica non ha confini.

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